Alle ricercatrici e ai ricercatori spirituali
Care sorelle e cari fratelli, ha inizio un nuovo anno e, nel giorno consacrato alla Madre, vi scrivo queste righe.
L’anno 2021 inizia tra la confusione dell’anno precedente e la preoccupazione per l’imminente futuro. Una pandemia e i discorsi attorno ad essa hanno riempito il nostro tempo e le nostre vite. Il pianeta, nel tempo in cui siamo stati costretti, fermi nelle nostre case, ha iniziato a rinascere: il verde ad avanzare, l’atmosfera a purificarsi. Questo ci fa riflettere sul nostro ruolo sulla terra e sulle nostre responsabilità.
Il Divino Maestro ci ha insegnato a non giudicare, anzi ad amare in modo universale. A riconoscere la Luce che è in Tutto. E’ proprio Gesù che ci insegna: “Io sono la Luce: quella che sta sopra ogni cosa; io sono Tutto: il Tutto è uscito da me e il Tutto è ritornato in me. Fendi il legno, e io sono là; solleva la pietra e là mi troverai” (Vangelo di Tommaso, 84 e cfr. Col. I 19).
In un momento che ci costringe a riflettere sul nostro bene e sul bene collettivo, è molto importante riconoscere la Luce che è in Tutto. Cosa ci impedisce di farlo? Il mondo esterno con le sue regole? I governi? Oppure quello che accade fuori ha potere sulla nostra pace a seconda delle dinamiche del nostro mondo interiore?
Riconoscere la Luce che è in Tutto non significa solo scoprire il Bello, il Buono, la Crescita, le verità, le visioni, le opportunità che risiedono in ogni cosa, anche quelle che osserviamo come più lontane da noi. Significa vedere la realtà con lucidità, con il giusto distacco e andando oltre il nostro piccolo punto di vista. Significa quindi mettere in discussione la nostra visione delle cose e aprirci al mondo delle altre visioni. Mi torna in mente questa storia che condivido con voi.
“Un saggio viveva in una piccola capanna in mezzo ad una affollata città. I suoi discepoli si recavano da lui per avere insegnamenti, pratiche e consigli. Una delle sue discepole da molto tempo era inquieta. Andava dal saggio per sfogarsi. Si lamentava del traffico della città, delle scelte sbagliate del governatore, dell’inciviltà dei suoi vicini, dell’ignoranza delle persone. Il saggio ascoltava e sorrideva. Ad un certo punto la discepola chiese: – Perché sorridi? -. Il saggio rispose: “Vedo in te quello che tu non vedi. La gioia che hai nel cuore, la pace che sembri non trovare e che è finita in un cassetto sotto una montagna di panni sporchi”. Il saggio consigliò quindi alla ragazza di iniziare a lavare quei panni, di dedicare una parte del suo tempo alla meditazione e alla verità. “Parla con te stessa, francamente. Tu sai perché sei infastidita dal mondo”. La ragazza rimase sconvolta, contrariata e non tornò per molto tempo. Ma dopo tre anni, finalmente la ragazza tornò dal saggio e gli raccontò di aver avuto così tanta rabbia perché non si amava, pretendeva dagli altri senza accorgersi che ciascuno ha propri percorsi. Aveva perso l’amore. Per sé stessa e per gli altri. Il saggio allora sorrise e le disse: “Benissimo! Ora sì che ti sei detta la verità. Puoi quindi rimanere qui con me. Torna a trovarmi regolarmente e insieme riempiremo l’amore che ti manca con il grande Amore dell’Universo.”. La ragazza chiese al saggio se era rimasto rammaricato dalla sua assenza di molto tempo e chiese scusa. Il saggio allora rispose “Sono consapevole che la verità è un’arma potente. Va usata con cautela. Non va fatta pesare. Serve molta saggezza per praticarla. In quel momento ho creduto fosse importante provare a dirti la mia verità su quello che ti stava accadendo ma ho messo in conto che quello strappo avrebbe avuto bisogno di tempo. Il tempo è una grande ricchezza e tu hai sfruttato bene il tuo se ora sei qui. Quando crediamo di poter risolvere tutto da soli spesso sopravvalutiamo le nostre risorse, ci crediamo grandi e poi cadiamo e continuiamo a cadere.” e concluse “La chiarezza della verità è come una grande Luce. Quando la guardiamo senza esserci abituati, possiamo rimanerne accecati. Serve invece avvicinarsi con le pratiche di meditazione, la filosofia e la spiritualità pian piano. Così ci abituiamo e possiamo crescere, cambiando visione, maturando la chiarezza”.
Realizzare Dio, l’Assoluto, significa riconoscere la Luce che è in Tutto.
La Benedizione di Dio che è Padre e Madre, che è Figlio e Divino Maestro, e che è Spirito Santo Consolatore scenda su tutte e tutti voi.
+ Gabriel

