Lettera spirituale per il Nuovo Anno 2020

Alle consacrate e ai consacrati, alle amiche e agli amici della congregazione spirituale, alle ricercatrici e ai ricercatori spirituali

Care sorelle e cari fratelli, come consuetudine scrivo queste righe nel primo giorno del nuovo anno, giorno consacrato alla Madre di Dio. Ella, simbolo dell’umiltà che rende perfetti, è la prima discepola e Madre del Divino Maestro. Possa essere sempre per noi il grande esempio: semplicità, povertà, servizio, umiltà, obbedienza, fede, speranza, compassione, forza, sorgente d’amore.

Il nuovo anno si apre tra conflitti, instabilità e odio. Lo scrivo nella consapevolezza della gravità di queste parole. Sono questi sentimenti e condizioni globali ma che sempre più contagiano le singole persone.

Cristo ci ha insegnato ad amare e saremo riconosciuti – come anche salvati – in virtù dell’amore. Non da altro. Ma cosa significa amare? Come poterlo fare? Il non giudizio che produce amore è infatti il frutto di una Grazia potente: quella serenità e quella gioia interiore che ci rende spontaneamente al servizio degli altri, valorizzando quanto di buono esiste in ogni cosa e persona. La pace interiore di cui parlo è parte della natura della mente, è lo stato primordiale della mente che è sorgente d’amore. 

Cosa allora ci rende inquieti? Ci fa soffrire? Ci fa odiare? Ci fa essere in conflitto? Ci fa cercare continue attenzioni esteriori? La mente può essere inquinata da quelle “tenebre” ovvero dai condizionamenti, schemi che ci portano verso il dolore. Ogni volta che riteniamo di essere divisi dalle sorti e realtà degli altri si crea dolore, paura e ansia. E così per risolvere queste emozioni è necessario tornare all’unità: la persona che crediamo generi la nostra rabbia fa parte di noi, così quella rabbia diventa transitoria. Quella situazione che crediamo ci rende infelici in realtà è frutto delle nostre scelte, così possiamo decidere altre strade. Quello che ci fa paura o che desideriamo ha potere su di noi solo se noi lo abbiamo concesso, così capiamo che nulla ha veramente potere su di noi e che tutto può essere affrontato.

Dentro di noi c’è infatti la Luce di cui Cristo ci parla. L’insegnamento che ci ha lasciato e che brilla in noi, che Cristo ci chiede di non nascondere. Siamo pieni di risorse per le quali non servono vanità, abiti, formalità, codici precostituiti. Abbattiamo le regole e i codici che sembrano essere lì da sempre attraverso il sorriso, l’abbraccio, il servizio disinteressato e le nostre scelte. Non abbiamo bisogno di riconoscimento se la Luce risplende in noi. La Luce infatti ci completa, ci guarisce e ci conduce all’unità che è Dio. Cristo distrugge le catene di quanto abbiamo imparato e ci fa soffrire: comportamenti, ignoranza, desideri, emozioni e aspettative. Prendendo coscienza delle tante risorse in noi, possiamo lasciare andare il dolore in un percorso spirituale fatto di esperienza. Il percorso che ci porta alla sorgente d’amore. 

Non può infatti il comandamento dell’amore per Dio, per noi stessi e il prossimo essere vissuto attraverso imperativi. “Devo amare” non credo possa funzionare. Può al contrario sorgere spontaneamente, lasciando spazio alla Luce del Maestro, alla Sua Grazia, alla Chiarezza che è già in noi. Tutto così prende una nuova forma.

Ecco quindi quest’anno spirituale sarà dedicato alla sorgente d’amore spontaneo per noi stessi e gli altri. Quella compassione che accoglie, non giudica e unisce.

Gli Angeli ci accompagnino come sempre in questo viaggio verso la pace, l’unione e l’amore. Le pratiche spirituali, i cambiamenti nella vita di tutti i giorni e la condivisione ci aiuteranno in questa luminosa meta.

Possa ciascuno di noi essere faro, esempio, città visibile di questo potente Amore!

La Benedizione di Dio che è Padre e Madre, che è Figlio e Divino Maestro, e che è Spirito Santo Consolatore scenda su tutte e tutti voi.

+ Gabriel

Ordine di Melchisedek

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