Lettera spirituale per il Nuovo Anno 2022: riconoscere la divinità

Alle ricercatrici e ai ricercatori spirituali

Care sorelle e cari fratelli, ha inizio un nuovo anno e, nel giorno consacrato all’Epifania del Divino Maestro, vi scrivo queste righe.

Questo intero decennio è un momento del tutto particolare e non si ripeterà per diverso tempo. Nell’età degli esseri umani, è il momento della confusione da una parte e della ricerca interiore dall’altra. E’ quindi un momento ricco di opportunità per il ricercatore spirituale. Molto spesso non vengono a noi segni plateali di una forza che non possiamo ostacolare, la vita segue il suo corso e il ricercatore si ferma nell’attesa. Proprio a cavallo con l’inizio di questo decennio, invece, un grande segno o avvenimento ha cambiato le sorti di questo tempo. Una guerra, una pandemia, un evento naturale violento arrivano come una sfida per l’intera umanità, così come eventi critici accadono nelle nostre vite per farci affrontare determinate sfide di crescita.

Proprio l’anno 2022 sarà il più fertile e ricco di opportunità spirituale. E’ l’anno della ricerca interiore, del contatto con le nostre emozioni più profonde, della ricerca della solitudine, dell’accumulo di ricchezze interiori in attesa di un nuovo inizio e dell’incontro con il nostro mondo invisibile.

Per affrontare questa fondamentale sfida, è bene riconoscere sempre e in ogni momento la divinità e la bellezza che sono in noi e in ogni cosa. Riconoscere la divinità significa ottenere quella pace stabile che è la meta di ogni percorso autentico.

Il maestro e filosofo Plotino, tra il terzo e il quarto secolo, ci insegna la nostra vera natura (Enneadi, I 6, 9):

L’occhio non vedrebbe mai il sole se non fosse già simile al sole, né un’anima vedrebbe il bello se non fosse bella. Ognuno diventi anzitutto deiforme e bello, se vuole contemplare Dio e la Bellezza.

Ci indica anche una via (Enneadi, I 6, 8):

Non con i piedi bisogna farlo, perché i nostri piedi ci portano sempre di terra in terra; neppure c’è bisogno di preparare cocchi o navigli, ma è necessario staccarsi da queste cose e non guardare più, ma mutando la vista corporea con un’altra ridestare quella facoltà che ognuno possiede, ma che pochi adoperano.

Quello che tu vedi, così tu sei. Così come tu sei, allora vedi. Ecco il semplice insegnamento che ci viene dato. Riconoscere la divinità significa innanzitutto riconoscerla in noi. Lavorare su di noi, come in una scultura, per eliminare il superfluo. Riconoscere e contemplare il Bello, il Divino che è in Tutto, l’idea del Divino e della Bellezza per renderla salda in noi.

Eliminare il superfluo parte dallo svegliarsi, come ci insegna il maestro e filosofo Seneca (nella sua lettera del 65 d.C. all’amico e discepolo Lucilio, la numero 53):

Nelle infermità che colpiscono l’animo quanto più uno sta male, tanto meno se ne accorge. Non te ne devi meravigliare, carissimo Lucilio. Infatti, chi è appena assopito, anche durante il sonno percepisce le immagini dei sogni; e talvolta, dormendo, si rende conto di dormire. Ma un sonno pesante estingue anche il sogno e sommerge l’anima in un’incompleta incoscienza. Perché nessuno confessa i suoi vizi? Perché è ancora sotto il loro dominio. Può raccontare i propri sogni solo chi ne è guarito. Perciò svegliamoci, per poter prendere coscienza dei nostri errori. Solo la filosofia riuscirà a destarci, e a scuoterci dal pesante sonno: consacrati tutto a lei. Tu sei degno di lei ed ella è degna di te: abbracciatevi.

Per riconoscere la divinità ed essere la divinità è chiaro: dobbiamo crescere, maturare consapevolezza e far maturare quindi i nostri pensieri. Nessuna crescita può partire se non attraverso il cambiamento. Sia questo quindi un anno di maturazione e crescita, di messa in discussione delle nostre visioni e dei nostri schemi. Sia un anno di forza, quella forza di mari e oceani che riesce a spostare galassie. La forza di quel cambiamento interiore che può partire solo dalla volontà.

Ancor più quando abbiamo creduto di aver già fatto tanti e diverso sforzi, è importante comprendere di farne di più profondi. Cambiare, accettare, accogliere e respirare profondamente per stare bene.

Lasciamo che questo periodo di Grazia ci aiuti quindi in questa sacra opera. Vi auguro con tutto il cuore di intraprendere questo stupendo Viaggio.

+ Gabriel

Ordine di Melchisedek

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